Sit-Cum

Scena 7.
Interno giorno.
Salotto di casa Sborràni.
Il piccolo Lucantonio è seduto al divano col papà.

Lucantonio: -Perchè non usiamo il cognome di mamma?-

Papà: -Sfinterelli?-

Lucantonio: -...-

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    Tue
  1. Anche i ricchi piangono.

     

    Scena 9. Interno reggia con candele. Il tavolo è molto lungo e il tovagliato è semplice tessuto in lino privo di giunte. 
    Posate d’oro, monastiche, senza decori, come un set di strumenti gialli da conquista assediano la stoviglieria decorata a rilievo in azzurro occhio di pavoncella. Porcellana pallida, translucida, sottile e appena livida. Palpebra d’una vergine suicida.
    Un accordo di 4 calici, imparentati dal nodo nello stelo, assistono solenni l’anello piatto, largo esattamente tre dita, che soffoca il tovagliolo strappandogli crudeli plissè.
    Al tavolo siedono Il Duca Padre Joseph Kelanyou Chestnalmert, La Duchessa Millie Grown Chestnalmert, la Duchessina di Grown Chestnalmert al 6° mese di gravidanza ed Enrico.
    Due vescovi in livrea china e avorio servono liquorame da fine cena, scivolando su rotaie affilate.

    Enrico: abbandonandosi all’indietro nella sedia, si porta la mano a pungnetto davanti le labbra, gonfia appena le gote poi lascia andare un rutto persistente nel quale riesce a formulare completamente la frase
    -CAZZOQUANT’HOMAGNATOPERLAMADONNACASSIERADELLACOOP

    Duchessina di Grown Chestnalmert: sorride -Salute amore-

    Enrico: poggia i gomiti sul tavolo, si sporge in avanti, mena una gran pacca al Duca Padre -Allora, PAPA’! Mi volevi dire di questo matrimonio riparatore?-

    [La serie non arrivò neanche al completamento della prima stagione visto che il titolo risultò un plagio e la messinscena costava cifre assurde]