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Scena 23. Esterno giorno(?). Ambiente urbano apocalittico. Rovine di grattacieli su sfondo d’un cielo drappeggiato di rosso e nero. Kiashian e Shurikenji si fronteggiano in guardia da arte marziale. Sono a torso nudo. Sanguinano, lottano da ore.
kiashan: ritraendo la mano ad artiglio con cui ha velocemente toccato la fronte di Shurikenji -Troppo tardi! Il tocco della gorgone ti lascia solo dieci secondi di vita. Tra poco il tuo cranio esploderà come un melone maturo-
shurikenji: -Io come minimo ci parlerei col mio ortolano se mi succedesse una roba del genere quando acquisto un mel…- la testa gli esplode.
[L’intero gruppo d’ascolto viene colto da coliche diarroiche esattamente 38” dopo aver consumato il buffet di sushi offerto prima della proiezione].

Scena 15. Interno mezzogiorno. Stanza dei giurati del Tribunale di Contea a Mobile (Texas).
Il piccolo ambiente è arredato dozzinalmente con un lungo tavolo da riunione col piano in formica e 12 sedie in set da ufficio. Alla parete una lavagna bianca, sintetica. In un angolo un distributore d’acqua e un bidoncino da rifiuti azzurro. I due finestroni affiancati che guardano il parcheggio, sono schermati da saliscendi a listelle verdi.
La sagoma dello sceriffo Jones, di guardia all’esterno della porta, è sfocata dal vetro smerigliato.
12 tra uomini e donne, chi seduto chi in piedi vicino al tavolo, discutono. L’accento del sud è marcatissimo nelle loro voci.
Primo uomo: -Peqquanto mi riguarda, voglio dicere solo queshto: chillu fetente emmerda è colpevole!-
Secondo uomo: -Ma checcazz’ state diciènn’ capo?! Ce stann’ tre testimoni ca ggiurano che o’ guaglione stava a’ casa chillu pomeriggio-
Donna grassa: -Ueeeeeeeeeee! Emmò ciavit’ rutt’o cazz tutt’e ddoje…-
[La proiezione dell’episodio pilota viene a questo punto bruscamente interrotta per sottrarre il regista dalle mani dello sceneggiatore notevolmente alterato. Quest’ultimo manifesta violenti dubbi sulla giusta interpretazione del director in merito all’accento dei personaggi.
Per evitare la ripetizione di tutti i ciack, in seguito, la serie verrà ambientata a Caianello (CE)]
Esterno tarda serata. Stadio di calcio a due anelli della Civitanovese. Partita notturna di coppa Uefa. In campo per la Civitanovese seguiamo il fantasista Kadzavedich, il tornante destro Robertao, l’allenatore Mister Michelino Tondelli e Tatuccio il Massaggiatore.
12’ del primo tempo.
Robertao: urla verso Katzavedich, il regista -Paiscia la paila lunga sula faiscia deisciau!-
Kadzavedich: lascia il pallone si avvicina a Robertao che lo guarda senza capire e arrivatogli a un passo, gli sferra un calcio di collo pieno nei coglioni -Shmodazavik mama hichbernitch?! Eh?!- gli urla mentre l’atro è a terra.
Mister Michelino Tondelli: non si muove dall’area tecnica. Guarda in campo verso i due, dove è già arrrivato l’arbitro internazionale Van De Meyer che chiede spiegazioni in fiammingo. Il Mister squote la testa e si gira verso Tatuccio il Massaggiatore -Mi nu le minga capì cus lel fan girè i bali in sta manera a chel mestiero ukraigno che ga cumprà el president’ el gadise che l’è iun genio-
Tatuccio il Massaggiatore: annuisce -N’agg’ capit manco na’ bucchin’e nient di che sit ritt’, ma ricimm’ ca sì Mistèr-
Sugli spalti i tifosi della Civitanovese urlano ininterrottamente a sostegno della squadra locale.
[Lo script risultava illegibile. Non fu preso in considerazione.]
Scena 9. Interno reggia con candele. Il tavolo è molto lungo e il tovagliato è semplice tessuto in lino privo di giunte.
Posate d’oro, monastiche, senza decori, come un set di strumenti gialli da conquista assediano la stoviglieria decorata a rilievo in azzurro occhio di pavoncella. Porcellana pallida, translucida, sottile e appena livida. Palpebra d’una vergine suicida.
Un accordo di 4 calici, imparentati dal nodo nello stelo, assistono solenni l’anello piatto, largo esattamente tre dita, che soffoca il tovagliolo strappandogli crudeli plissè.
Al tavolo siedono Il Duca Padre Joseph Kelanyou Chestnalmert, La Duchessa Millie Grown Chestnalmert, la Duchessina di Grown Chestnalmert al 6° mese di gravidanza ed Enrico.
Due vescovi in livrea china e avorio servono liquorame da fine cena, scivolando su rotaie affilate.
Enrico: abbandonandosi all’indietro nella sedia, si porta la mano a pungnetto davanti le labbra, gonfia appena le gote poi lascia andare un rutto persistente nel quale riesce a formulare completamente la frase
-CAZZOQUANT’HOMAGNATOPERLAMADONNACASSIERADELLACOOP
Duchessina di Grown Chestnalmert: sorride -Salute amore-
Enrico: poggia i gomiti sul tavolo, si sporge in avanti, mena una gran pacca al Duca Padre -Allora, PAPA’! Mi volevi dire di questo matrimonio riparatore?-
[La serie non arrivò neanche al completamento della prima stagione visto che il titolo risultò un plagio e la messinscena costava cifre assurde]
Scena 3. Interno tarda mattinata. Medio oriente. 172 a.C.
Un ambiente povero, dall’intonaco grossolano. Azzurro. Le pareti si saldano tra loro e con il soffitto basso, in angoli smussati.
Il pavimento è terra battuta. Mobilio dal taglio spesso e con cerniere di pelle d’asino. E’ la stanza in cui vengono serviti i pasti.
Rachele è seduta al tavolo, ha la testa scoperta. Cam è in piedi sulla soglia. Ha la sua borsaccia di montone a tracolla. E’ vestito come quando va al tempio, ma è martedì.
Rachele: -E’ questo il tuo Dio pietoso? Quello che reclama è il sangue del mio unico primogenito! Dov’è la Sua pietà?-
Cam: Resta fisso sulla soglia della cucina. Guarda la moglie con un’espressione di pietra. A lungo. -Ma il primogenito è per forza unico. Stai utilizzando una formula ambigua e pretestuosa per suggerire l’idea dell’unico erede. Attualmente abbiamo 12 figli di cui 8 maschi-
Rachele: tra i denti -Cazzo-
Cam: -Ok, si fa tardi, vado. Non apparecchiare per Japhet-
Rachele: -Japhet. Quello alto coll’orecchino?…-
[La serie fu soppressa a metà della prima stagione. Lo sceneggiatore era rallentato dall’ossessione di voler scrivere in cuneiforme su tavolette d’argilla. Poi le fotocopie uscivano tutte rigate nere, e aveva fatto dire più volte “ok” e “dammi il cinque fratè” a personaggi storici dell’alta Galilea… insomma un casino.]

Scena 5. Interno sera. Roberto è seduto da solo ad un’estremità del divano del salotto. Accanto a lui, sul tavolino, l’abat-jour è accesa.
Ha in una mano il cordless, poggiato sulla coscia. Nell’altra la sua Beretta gli giace nel palmo, accanto a sè. Come tenesse il posto per qualcuno che deve arrivare. O che si è assentato e a breve tornerà.
Roberto: -Ok- si porta la canna della Beretta alla tempia. Ha infilato l’indice nel ponticello e sente il duro del grilletto nella piega del dito quando il cordeless squilla di botto -Ch…- ma la sorpresa lo fa sobbalzare e contrae il dito quel tanto per far scalciare il cane e sentire solo “B” poi nulla.
Beretta: -…ang!-
Codless: -Buonasera, sono Michele e vorrei illustrarle la nuova offerta Tele2 sulle interurbane per cui lei paga solo lo scatto alla risposta…-
[In seguito alla proiezione delle prime due puntate, alcuni spettatori mostrarono sintomi di acuta depressione. La produzione decise di inserire risate registrate, non previste in un primo tempo.]
Scena 27. Esterno notte. Un’ampia cengia pietrosa, in alto, s’aggetta dal fianco ripido del costone. Rico e Mex, armati di winchester, giacciono a pancia sotto affacciati al balcone naturale di roccia. Scrutano la macchia nera delle conifere cento piedi più in basso, che sussurra ondeggiata da folate di brezza.
Rico: -Non credo che attaccheranno. Non stanotte-
Mex: -Figli di cagna. Vogliono prenderci all’alba, stanchi per una notte insonne, passata a sobbalzare ad ogni rumore, ad ogni scricchiolio. A inseguire ombre che la nostra mente proietta nel buio. Selvaggi bastardi.
Rico: -hm… sì-
Mex: -Ascolta: fottiamoli, Rico. Andiamo noi da loro. Ci portiamo sui due crinali ai lati dell’accampamento e cominciamo una guerriglia psicologica fatta di ululati e voci spettrali, colpi isolati di fucile, torce di pece lanciate ai loro cavalli. Colpiamo e ci rifugiamo nel folto del bosco. Tutta la notte. Saremo il loro inferno in terra, Rico, il loro Inferno In Terra.-
Rico: -z-
[Lo sceneggiatore fu licenziato dopo due puntate, in quanto si ostinava ad inserire il termine “cengia” ovunque.]

Scena 12. Interno giorno. Brico Io, reparto gazebo e arredo giardino. Gaetano e il figlio piccolo, Pibedeoro, avanzano tra i lettini in resina.
Gaetano: -Di qui ci siamo già passati-
Pibe: con urgenza nella voce -Papà, deo fare lacacca-
Gaetano: -Di nuovo?- accarezza delicatamente la testa del figlio.
Gli prende la mano -Vieni, torniamo dov’erano le anfore ornamentali-
[La seconda stagione è tuttora in fase di scripting]

Scena 1: Stazione di Ricerca Internazionale Antartica. Terzo mese della notte polare. Interno tecnicamente giorno: biancore di lampade fluorescenti.
E’ quasi ora di pranzo. La cucina, piccola e arredata con forniture da cantiere in metallo, ha due finestrelle buie su cui il vento lascia unghiate di gelo, evanescenti. A intervalli dall’esterno giunge il lamento lugubre delle sartie che mantengono ancorata la struttura al suolo.
Il Dott. Johnston è seduto al tavolo con due colleghi. Indossano giacconi foderati di pelliccia. Il giovane ricercatore, Dott. Scognamigno, in piedi accanto al lavabo d’acciaio, prepara l’aperitivo: quattro crodini.
Scognamigno: si gira verso quelli al tavolo -Quanto ghiaccio?-
Lo guardano, zitti.
Sognamigno: -Arancio non ce n’è…-
[Il gruppo del test d’ascolto pretese s’esser pagato in anticipo già prima che fosse proiettata scena 2.]

Scena 12: Brugherio. Interno notte. Camera da letto. Solo luce lunare che filtra dalle tende. Cool e Toni distesi supini nel letto, nudi, con il lenzuolo tirato a stiro fin sul petto. Guardano il soffitto. C’è imbarazzo, è la loro prima notte insieme.
Cool: -Sei sicuro?-
Tony: -Si, sono passivo anch’io, cazzo.-
Silenzio.
Cool: -Che inculata-
Tony:Guardandolo lateralmente -Ti Prego.-
[La serie fu interrotta in seguito ad una petizione del comune di Brugherio che raccolse 23.000 firme. Tutte del sindaco.]

Scena 2: Interno indefinibile, forse è notte. Ponte di comando del sottomarino nucleare Scarlatti, della Regia Marina del Regno delle Due Sicilie.
Il comandante Scapèce discute con l’ufficiale di rotta Cufiello.
Cufiello: -Capitano, rilevo un contatto sonar 15 nodi a nordest. In avvicinamento. E un siluro: ci ha agganciati!!!-
Scapèce: -Tempo all’impatto?-
Cufiello: -2 minuti e 27 secondi-
Scapèce: -Hum. C’esce nu cafè?-
Cufiello: -Ecchecevò capità. Quella, la macchinetta piccola fa in un attimo-
[La serie, nonostante gli entusiatici risultati dei test sul gruppo di ascolto di San Giorgio a Cremano, non fu considerata adatta all’audience internazionale.]
[Sta ‘bbucchina.]

Esterno giorno: il piccolo chiostro ombroso della residenza estiva di Pope a Castel Gandolfo. Lame di sole filtrano attraverso le foglie del pergolato di vite.
Pepe il chierico: arriva trafelato con la tonaca arrotolata fin sotto il mento -Pope, Pope, guarda, ho il cazzo sidduro che ci posbi suonà il tocco della mezza!-
Pope The Pope: -Crishto inchiodato colle snikers! Fatoccà subbito!
[A questo punto la proiezione viene interrotta in quanto uno della Delegazione Vaticana inizia a torcer la testa come Regan McNail.]